La creatrice dietro le icone
Per me, la pittura di icone è un modo per esprimere ciò che spesso è difficile racchiudere nelle parole. Mi ispira la tradizione bizantina, attraverso la quale cerco la mia espressione personale, dando particolare importanza ai volti e, soprattutto, allo sguardo.
Amo la tenerezza, il calore e l’innocenza delle piccole creature e degli animali. Passeri che si stringono l’uno all’altro, farfalle, piccole tartarughe, cervi e altre creature della natura trovano spesso posto nelle mie icone. Attraverso la loro presenza desidero esprimere il legame di ogni creatura, e dell’intera natura, con il nostro Creatore, Dio e Padre. Nelle mie opere desidero che si diffonda un senso di tenerezza paterna, amore materno e conforto.
Voglio che le mie icone siano un rifugio, non semplicemente belle immagini.
Un’icona capace di guardare dentro la tua anima. Un’icona che, quando ti fermi davanti a lei, ti faccia desiderare di parlarle, di pregare in un angolo tranquillo e di aprire il tuo cuore. Un’icona capace di addolcire l’amarezza, placare la rabbia e lasciare dentro di te un po’ più di pace e conforto.
Come prendono vita le mie icone
L’amore per i santi, l’innocenza, la mitezza e la virtù che ritrovo nei loro volti mi hanno condotta quasi istintivamente verso quest’arte. Rispetto profondamente la tradizione bizantina e traggo ispirazione da essa, senza però cercare di limitare la mia pittura a uno stile preciso. Nelle mie icone lascio spazio anche alla mia espressione personale, cercando ogni volta il modo migliore per rappresentare ciò che sento.
La mia intenzione non è mettere in discussione né alterare la tradizione ortodossa e la tradizione artistica bizantina, né provocare o dividere i cristiani. Le mie opere sono creazioni artistiche personali, realizzate a mano e ispirate dalla fede e dall’arte cristiana, senza alcuna pretesa di autorità ecclesiastica o dottrinale. Scelgo di raffigurare i volti con sguardi espressivi, vivi e compassionevoli, perché sento che in questo modo posso trasmettere tenerezza, conforto e amore. Rispetto le diverse tradizioni e sensibilità cristiane e creo ogni opera con intenzioni sincere, amore e rispetto.
Dipingo spesso quando porto dentro di me un’emozione che faccio fatica a esprimere a parole. A volte dipingo nella gioia, altre volte nei momenti difficili. In quei momenti, la creazione diventa un piccolo mondo in cui posso rifugiarmi, allontanarmi per un po’ da ciò che mi pesa e rivolgermi più profondamente alla preghiera. Il tema stesso delle icone mi conduce naturalmente verso di essa.
Ogni pennellata è per me anche una piccola preghiera rivolta a Dio.
La pittura di icone è qualcosa di profondamente personale: un tesoro nel quale, ogni volta, lascio un pezzo del mio cuore.
«Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.»
— Matteo 6,21
Dalla matita al pennello…
Disegno fin da quando ero molto piccola, senza aver mai studiato pittura. Intorno ai tredici anni ricordo che osservavo i volti delle persone che amavo — mia madre, mia nonna, mio nonno — e cercavo di riprodurli sulla carta. Già allora mi affascinavano i volti, le espressioni e tutti quei piccoli tratti che rendono una persona riconoscibile e diversa dalle altre. Disegnavo soprattutto con la matita e le matite colorate: volti, fiori, animali, piccole creature e immagini dal carattere simbolico.
Per molti anni il pennello è stato qualcosa che esitavo a toccare. La matita mi era familiare; il colore e il pennello, no. Finché, di recente, ho deciso di provarli. E così, nel maggio del 2026, è nata la mia prima icona. È stato l’inizio di un percorso che sta appena cominciando — e forse è proprio per questo che lo sento così vivo.

Undici anni dopo, la matita ha lasciato il posto al pennello. La mia prima icona è stata quella dei santi Pietro e Fevronia — l’opera con cui è iniziato questo nuovo percorso.
Tutto comincia dallo sguardo…
Per me, un volto comincia davvero a prendere vita quando il suo sguardo suscita in me un’emozione che mi fa desiderare di continuare a osservarlo. Per questo gli occhi sono forse il dettaglio su cui insisto di più. Se non sento che sono come dovrebbero essere, faccio fatica a considerare l’icona completa, anche se tutto il resto mi piace.
Voglio che lo sguardo incontri la persona che gli sta davanti, come se le parlasse senza parole. A volte dolce, altre volte triste, protettivo o compassionevole, ma sempre consolante. Vorrei che avesse quella gentilezza che spesso si perde nei ritmi frenetici della vita quotidiana.
Quando termino un’icona, voglio sentire, guardandola, di non essere sola davanti a lei. Come se ci fosse qualcuno accanto a me che, attraverso il suo sguardo, mi dicesse semplicemente: «Non avere paura. Sono qui.»
I miei piccoli santi…
Gli animali, gli uccelli, le farfalle e i fiori trovano spesso un piccolo posto nelle mie icone. Mi commuovono la loro innocenza e la loro tenerezza, ma anche il modo quieto in cui vivono nella natura. Non cercano di attirare l’attenzione; seguono semplicemente la loro natura e, a modo loro, hanno qualcosa da offrire.
Forse è per questo che mi sembrano così adatti accanto alle figure sacre. Vedo in loro qualcosa di discreto, gentile e spontaneo — un piccolo richiamo alla bellezza e all’innocenza della creazione. I bambini e gli animali sono, nel mio modo affettuoso di vederli, i «miei piccoli santi»; forse perché nei loro occhi ritrovo quell’innocenza e quella purezza che perdiamo così facilmente crescendo.
Dalle mie mani al tuo spazio…
Ogni icona che lascia le mie mani porta con sé qualcosa del tempo, del pensiero e dell’amore con cui è stata creata. Spero che, quando troverà il suo posto in una casa, non diventi semplicemente un oggetto appeso alla parete, ma una presenza discreta nello spazio.
E se un giorno, guardandola, qualcuno sentirà un po’ di conforto, di pace o la sensazione di non essere solo, allora per me l’icona avrà trovato la sua vera destinazione.